Capitolo chiuso

Se ti sei trovato recentemente ad affrontare un momento difficile come un licenziamento, una separazione o una diagnosi di malattia, probabilmente hai attraversato una fase di totale rifiuto della tua nuova condizione.

Le varie strategie che hai elaborato per far fronte alla situazione ti hanno portato, o almeno si spera, a riprenderti in tempi ragionevoli dalla crisi personale in cui sei precipitato all’improvviso. Ora guardi la tua vita con occhi nuovi e stai pensando a come andare avanti.

Eppure…

 

Il luogo del delitto

Quando ripensi al tuo ufficio senti un nodo allo stomaco.

Quando passi davanti all’ospedale … non passi, piuttosto cambi strada.

Quando Facebook ti propone simpaticamente i ricordi delle vostre vacanze insieme, vorresti uccidere Mark Zuckerberg.

Ti è capitato?

A me sì, e non solo a me. Sappiamo bene che è indispensabile chiudere i capitoli per andare avanti, e molto spesso questo è più facile se riusciamo a dare a queste chiusure una collocazione precisa nello spazio e nel tempo. Facile a dirsi, meno a farsi.

Perché la nostra mente è come un assassino: torna sempre sul luogo del delitto.

Fuori dal tunnel

Quali sono, allora, i suggerimenti del coach?

  • Molte volte pensiamo che per lasciar andare una situazione che ci ha fatto stare male e liberarci delle relative emozioni negative sia necessario non pensare al passato. Quella che sembra una soluzione, in realtà è una fonte di ulteriore stress: non è possibile scegliere di non pensare a qualcosa. Conoscerai sicuramente uno di quei “giochi mentali”, del tipo “non pensare a un elefante rosa”: se qualcuno ti chiede di tenere lontano un pensiero, istantaneamente questo si installa nella tua mente e non riesci più ad accantonarlo. Nemmeno quando è un pensiero assurdo e insignificante come, appunto, un elefante rosa.
  • In maniera simile, non ha senso cercare di dimenticare quello che è stato: dimenticare non è una decisione, ma perdonare sì. Il perdono non ha a che fare con una dimensione di tipo religioso o spirituale, o almeno non necessariamente. Non si perdona per il bene dell’altro, che potrebbe non venirne nemmeno mai a conoscenza, ma per lasciarci definitivamente tutto alle spalle. Questo spiega come sia possibile il perdono anche in situazioni in cui ci sembra inconcepibile: parenti che perdonano chi ha fatto del male o ucciso un loro congiunto, donne che perdonano il proprio stupratore…
  • È indispensabile smettere di cercare risposte: perché mi ha lasciato? Perché mi hanno licenziato? Perché questa malattia è capitata proprio a me? A meno che non si tratti davvero di un modo per evitare di ripetere certi errori, meglio non concentrarsi su questo aspetto. Certo, se siete stati lasciati perché avete tradito, o licenziati perché sorpresi a rubare, la risposta a queste domande la sapete! In tutti gli altri casi, meglio pensare al futuro.
  • Provate a rileggere in modo critico il vostro passato: quante volte qualcosa di brutto che vi è capitato si è rivelato, in un momento successivo, la vostra fortuna? Ad esempio, non essere stati ammessi ad un corso universitario o aver perso un treno, quando magari su quello successivo avete conosciuto il vostro migliore amico… Anche senza addentrarci in considerazioni mistiche sull’Universo o la Provvidenza, pensate che ognuno di noi è un sistema costantemente alla ricerca di equilibrio, e prima o poi quell’equilibrio viene raggiunto in maniera naturale, benché possa volerci un po’ di tempo!

L’ultimo suggerimento, a tempo debito, è di tornare davvero sul luogo del delitto, ma… di persona. Cogliete una scusa, un saluto ad un ex collega o una visita di controllo, per riavvicinarvi fisicamente al luogo che per voi rappresenta la rottura del precedente equilibrio; prendetevi un caffè con il vostro ex partner.

Quando sarete pronti, senza fretta.

Solo il giorno in cui riuscirete a farlo, saprete di essere davvero pronti ad andare a capo e a scrivere una nuova pagina della vostra vita.

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