Chi sono

Mi chiamo Irene Facci e sono una disruptive coach: aiuto le persone ad affrontare momenti di cambiamento e di rottura col passato in modo consapevole e rapido. Sono diventata coach per scoprire come riappropriarmi della mia vita, e so che si può ripartire anche dopo i peggiori traumi.
Con un sorriso.

La mia storia in pillole

  • Sono nata a Mantova e delle mie origini ho conservato il pragmatismo, l’amore per la cultura e il desiderio di avere relazioni autentiche.
  • Sono stata una brillante laureata in Economia dopo essere stata una studentessa in apnea per cinque anni. Poi mi sono chiesta “e ora cosa faccio?”.
  • Ho lavorato per prestigiose banche, aziende e società di consulenza, ma il lavoro più bello che ho svolto nella vita (a parte quello attuale) è stato quello di libraia nel settore Bambini: non ho mai avuto sotto gli occhi così tanti possibili scenari, tutti insieme. Se vuoi approfondire il mio percorso professionale trovi tutto qui.
  • Nel 2017 ho pubblicato il mio primo romanzo, “Alla rivoluzione in tram” dove racconto una storia di coaching e cambiamento ambientata in una grande azienda municipalizzata, con un taglio ironico e un po’ grottesco.
  • Alla fine del 2017 ho anche scoperto di avere un cancro e mi sono sottoposta alle cure necessarie, ora come molti… incrocio le dita ogni sei mesi!
  • Nel 2018 mi sono anche resa conto che non era etico parlare alle persone di come essere felici se io per prima non lo ero fino in fondo. Ho preso quindi la decisione di separarmi.

Io e il coaching

Nel 2015 ho seguito un percorso di coaching che mi ha portato a conoscere Accademia della Felicità. Grazie al coaching ho modificato radicalmente le mie aspettative nei confronti del lavoro e ho deciso di scrivere “Alla rivoluzione in tram”.

A settembre dello stesso anno ho iniziato a frequentare il Master di AdF con l’intenzione di portare il coaching nell’azienda in cui lavoravo, e che ho poi deciso di lasciare a maggio 2018.

Nel 2017 ho rilevato le quote da un socio uscente di Accademia e ho iniziato a sviluppare temi di job coaching e di formazione aziendale in qualità di responsabile di Accademia Business, il ramo corporate di AdF. Il nostro obiettivo è introdurre nella aziende il concetto di Felicità e di Leadership Positiva, sviluppare progetti di orientamento e di networking.

Parallelamente ho continuato a sviluppare i miei studi e ricerche sui temi personali che sento più vicini: il cambiamento, la resilienza, il significato, il perdono, l’umorismo.

Mi sono specializzata in Psicologia Positiva presso la University of Pennsylvania e l’Istituto Europeo di Psicologia Positiva, studiando in particolare la possibilità di utilizzare i propri punti di forza per realizzare una vita più autentica e felice.

20 cose che amo (in ordine casuale)

  1. David Bowie, in particolare questa canzone
  2. Comprare più libri di quanti riesca a leggerne
  3. Guidare in autostrada
  4. Il mare al tramonto
  5. Gershwin
  6. Piazza del Pantheon a Roma
  7. Pianificare i viaggi
  8. L’Antologia di Spoon River
  9. Cenare a Villa Feltrinelli
  10. Scrivere
  11. Place des Vosges a Parigi
  12. Ridere fino alle lacrime
  13. Boris Vian
  14. (La fine dell’)allenamento in palestra
  15. Le telefonate inaspettate
  16. Il grande Gatsby
  17. Volterra (sì, tutta la Toscana, ma Volterra di più)
  18. Fare regali al di fuori delle ricorrenze classiche
  19. Il vino rosso
  20. La musica d’autore.

Ringraziamenti

Oggi mi guardo allo specchio e sento di avere tutte le carte in regola per essere felice, ma la felicità non è la meta, è il percorso stesso. Un percorso che non è stato sempre facile.
Ecco alcune delle persone e situazioni che devo ringraziare.

L’elenco non è esaustivo e, almeno in questo caso, non sono ironica.

  • I miei compagni di scuola – che, come in una canzone di Elio e le Storie Tese, mi hanno fatto sempre sentire “fuori dal coro” e mi hanno allenata ad essere me stessa;
  • La mia famiglia che mi ha “suggerito” di frequentare una facoltà che non mi interessava e non era nelle mie corde: ho scoperto che potevo riuscire a fare qualsiasi cosa, bastava che mi impegnassi;
  • Il fidanzato che mi ha lasciato senza una parola dopo avermi fatto trasferire in una città nuova, praticamente senza lavoro e senza amici. Mi ha fatto capire che avevo in me tutto quello che serviva a rialzarmi;
  • La mia seconda, difficile gravidanza, passata quasi tutta a casa, e che mi ha permesso di avere abbastanza tempo per scrivere il mio primo romanzo e riscoprire l’amore per le parole;
  • Il cancro, che mi ha colpito mentre già stavo vivendo una fase di cambiamento profondo, e che mi ha fatto considerare con maggior attenzione il concetto del Tempo;
  • La sofferta conclusione del mio matrimonio, perché per iniziare qualcosa di nuovo è inevitabile dover chiudere qualcosa di vecchio.