conoscere le emozioni

Conoscere le emozioni (per non sbagliare)

Come spiegato nel precedente post, conoscere le proprie emozioni consiste nel saper “dare un nome” al modo in cui ci sentiamo e fare ipotesi attendibili rispetto a come pensiamo possano sentirsi gli altri.

La conoscenza emotiva è una potenzialità con una serie di utilissime applicazioni pratiche. Lo sottolineo perché potrebbe sembrare fine a se stessa, se disgiunta dalla capacità di gestire le emozioni. Credo non sia così.

Ho appena concluso una sessione di coaching con una donna che mi ha descritto in modo estremamente lucido la sua sensazione di essere una “perfezionista del contenimento”. Guidare le emozioni, farle stare “al loro posto” è la principale attività che generazioni di madri e padri hanno insegnato ai loro figli. Le emozioni troppo potenti – non solo tristezza e rabbia, ma anche amore o gioia – sono state quasi sempre considerate pericolose per il quieto vivere della società.

La reazione delle persone costrette per troppo tempo a soffocare le proprie emozioni è simile ad un’esplosione, e anche se costituisce un passaggio necessario si tratta solo di una fase, non di un nuovo equilibrio.

Nuovi equilibri

In entrambi i casi – contenimento o esplosione – non è necessario conoscere o riconoscere le proprie emozioni: è sufficiente ignorarle, nel primo caso, o viverle senza filtri nel secondo.

La sfida del conoscere le proprie emozioni si gioca nella terza via, quella dell’equilibrio, ossia nel momento in cui decidiamo di accettare le nostre emozioni trovando modi cooperativi per esprimerle.

Cosa intendo per modi cooperativi? Intendo che usciamo da uno schema di pensiero in cui l’altro è il nemico da cui difenderci (contenimento) o da attaccare (esplosione), e cerchiamo di individuare dei punti in comune partendo da ciò che gli esseri umani condividono: le emozioni.

Per poter condividere un’emozione con qualcuno, però, dobbiamo essere in grado di spiegargli come ci sentiamo. I bambini piccoli, che non si esprimono a parole, utilizzano il riso, il pianto ed altre manifestazioni fisiche in modo molto enfatico. Questo lo può fare anche un adulto – se mi vedeste piangere non pensereste certo che sono felice! – ma limita il campo dell’espressività. Potrei piangere perché mi ha lasciato il fidanzato (delusione) o perché temo di dover affrontare un’operazione (paura) o perché dovrò lavorare fino a tardi e mi perderò un concerto a cui tenevo (frustrazione).

Un adeguato vocabolario emotivo consente quindi di portare ad un livello più alto la relazione con gli altri. Il suo peso nello sviluppo del nostro dialogo interiore non è tuttavia di secondaria importanza.

 

Come si sbaglia

Ti invito a fare un esercizio: pensa alle persone che conosci meglio e dividile in tre categorie:

  • Quelle che “non sbagliano mai”: hanno le idee chiarissime e se si prefiggono un obiettivo – che sia legato alla carriera, alle relazioni o a uno sport – sembrano non fallire mai;
  • Quelli che “sbagliano sempre”: vengono continuamente licenziati o perdono il lavoro; collezionano storie finite ancora prima di iniziare; oppure sono costantemente vittima di relazioni amicali tossiche – i cosiddetti “vampiri energetici” di cui parla Francesca Zampone;
  • Quelli che sbagliano ogni tanto, ma non fanno mai due volte lo stesso errore.

Immagino che ti piacerebbe appartenere alla prima categoria, e non sarò certo io a frenarti (tutt’altro!). Soffermiamoci però un attimo sui membri della seconda categoria. Che cosa noti? Cos’hanno in comune?

Si tratta spesso di persone che non sono in grado di raccontare correttamente, nemmeno a se stessi, come si sono sentiti in determinate situazioni. Una persona che viene lasciata si sentirà triste, certamente, ma non solo. Potrà sentirsi delusa, se aveva idealizzato il partner; potrà sentirsi sola, se cercava soprattutto un rapporto di complicità; potrà sentirsi sminuita, se l’abbandono va direttamente a colpire un’autostima già tentennante.

 

Se non capisci dove ti ha fatto male, ti farai male di nuovo.

 

Se lo capisci, invece, difficilmente ti troverai di nuovo nella stessa situazione, perché non vorrai mai più sentirti frustrata, sola o sminuita. Cercherai di avere molti amici per arginare il rischio di trovarti da sola dopo la conclusione di una relazione; lavorerai per rafforzare la tua autostima; e certamente eviterai di porre sull’altare il tuo prossimo compagno.

Forse farò ancora molti errori, ma mai due volte lo stesso” è una bella affermazione positiva, da ripetere ogni mattina mentre ti lavi i denti. Approfondire gli strumenti della conoscenza emozionale potrebbe aiutarti. Se ti interessa saperne di più, L’essenziale è pensato anche per questo. Scrivimi e vedremo insieme come poter iniziare un percorso di consapevolezza emotiva!

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