emozioni

Dove nasce un’emozione

Alcuni giorni fa, durante una lezione del master in coaching di Accademia della Felicità, si è aperto un piccolo dibattito sul tema delle emozioni. Alcuni studenti non riuscivano a cogliere la differenza tra percezione ed emozione, che in effetti nel linguaggio parlato è piuttosto sottile.

In realtà l’emozione è ciò che avvertiamo quando diamo una certa interpretazione della realtà, per come l’abbiamo percepita.

Ad esempio, se camminiamo di notte per strada e sentiamo qualcuno dietro di noi, percepiamo il suono dei passi sul marciapiede ma non è questo fenomeno a farci paura: è l’interpretazione che ne diamo, ossia che si tratti di un probabile malintenzionato.

Potrebbe essere, ovviamente, un tizio che porta a spasso il cane; o un’altra persona che, proprio come noi, non vede l’ora di essere al sicuro in casa sua.

La nostra interpretazione è frutto di un calcolo probabilistico, spesso distorto da fattori come, ad esempio, il fatto di aver visto troppi film dell’orrore che ci hanno fatto associare quasi senza eccezioni i passi nella notte con la figura di un serial killer!

In ogni caso è il modo in cui interpretiamo la realtà a generare in noi paura, felicità, tristezza, e ogni altra emozione.

 

Come interpreti la realtà?

Uno dei più classici esercizi di coaching – e anche dei percorsi terapeutici – per migliorare la propria conoscenza emotiva è il diario emotivo. Per una settimana o due, è utile riportare in un diario quali emozioni si sono provate in determinate circostanze. Molti coachee si chiedono esattamente quale sia l’utilità.

Immaginiamo che Marta si sia rivolta ad un coach perché pensa di arrabbiarsi troppo spesso: il suo obiettivo è quello di essere più calma al lavoro e in famiglia.

Dal suo diario emotivo emerge che nell’arco di una settimana si è arrabbiata con una collega che non la invita mai a bere il caffè, mentre lo prende spesso con altre persone dell’ufficio; con uno sconosciuto che ha cercato di “superarla” mentre facevano la fila al supermercato; e, infine, col marito che si è dimenticato di azionare la lavastoviglie nonostante lei glielo avesse espressamente richiesto.

Esistono molte tecniche più o meno scientificamente dimostrate per migliorare la propria gestione della rabbia. Ai bambini, coi quali è difficile impostare riflessioni teoriche, si insegna semplicemente a “buttar fuori” la rabbia soffiando in una scatola o in un barattolo, o respirando profondamente.

Certo, la respirazione eviterà che Marta litighi con la collega, lo sconosciuto alla cassa o il marito smemorato, ma non le impedirà di soffrire per la situazione. Gestire le emozioni è una potenzialità, ma rientra più nella “cura” che nella “prevenzione”.

Conoscere le emozioni

Torniamo a Marta. Cosa hanno in comune gli episodi raccontati? Nel primo, si sente invisibile rispetto agli altri colleghi; nel secondo, lo sconosciuto le risponderebbe probabilmente “scusi, non l’avevo vista”, e il marito come potrà giustificarsi se non dicendo “ma me lo avevi detto? Non ti avrò sentito…”

Quello che scatena la rabbia di Marta, quindi, è la sua interpretazione degli eventi sulla base di questo assunto: di non essere vista, sentita, percepita dall’altro.

E allora?, potreste chiedere. Questa è una diagnosi interessante, ma come risolviamo il problema di Marta?

Agire sulla conoscenza emotiva significa accompagnare Marta nella presa di coscienza di questo trigger, questa “molla” che si aziona quando un fenomeno, un episodio, fa scattare l’allarme rosso che dice “ATTENZIONE! Non ti vedono!”. In quel momento, Marta legge tutto secondo questo presupposto, senza lasciare spazio ad altre possibili interpretazioni: la collega potrebbe pensare che lei sta lavorando e non vuole disturbarla, il tizio in fila pensava davvero che lei fosse in coda alla cassa a fianco, il marito si è dimenticato di accendere la lavastoviglie perché stava pensando a dove andare a cena sabato sera!

Spiegazioni plausibili? Così così. Ma fanno riflettere su cosa ha fatto nascere una certa emozione, e solo questa consapevolezza, che rientra nella conoscenza emotiva, può essere la base per incanalarla nel modo migliore.

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