Ricetta della speranza

La ricetta della speranza (Parte 1)

La speranza è un costrutto al quale mi sono accostata con una certa diffidenza, perché la confondevo, come forse è capitato anche a te, con l’ottimismo. E dall’ottimismo al pensiero positivo, se non hai letto i libri di Martin Seligman, il passo è breve. In questo post, e nel prossimo che uscirà la settimana prossima, voglio raccontarti “come sono messa” io sul fronte della speranza, intesa come tratto del carattere, e ti suggerirò un metodo empirico per valutare la tua predisposizione.

Ti serve soltanto un libro di ricette, ma se non ne hai uno a portata di mano va benissimo consultare GialloZafferano o un altro sito di cucina.

Per quanto mi riguarda, consulto i ricettari solo quando devo cucinare qualcosa per un’occasione importante, in quanto non sono un’appassionata di cucina e tendo a preparare piatti semplici e poco elaborati. Questa è una componente soggettiva che non c’entra con il tema della speranza: sia che tu abbia il mio approccio col cibo, sia che tu ami sperimentare e cucinare piatti sempre nuovi, ti sarà capitato di vedere l’immagine di un dolce, o di un piatto di pesce, o di qualunque altra cosa tu sia ghiotto, e di pensare “vorrei provare a farlo anch’io”.

Partiamo da qui, allora: prendi il libro, o apri il sito, e scegli un piatto che ti ispira. Per il momento non leggere la lista degli ingredienti, il tempo che occorre, il livello di difficoltà, ma concentrati su un solo elemento: devi avere in casa l’ingrediente principale. Ossia, se vuoi preparare un arrosto devi avere la carne, se hai optato per una crostata devi avere la marmellata, se invece ti vuoi lanciare su un risotto dovresti avere il riso.

Come dico in questo post per Accademia Business, una persona può dire di avere un buon livello di speranza se ha:

  1. La capacità di darsi degli obiettivi;
  2. La motivazione necessaria a raggiungerli;
  3. La consapevolezza che incontrerà degli ostacoli;
  4. La convinzione che troverà il modo di superare quegli ostacoli e raggiungere lo stesso gli obiettivi.

Scegliendo la ricetta hai superato lo Step 1, ovvero ti sei dato un obiettivo.

A volte mi capita di avere in casa qualcosa che devo consumare in fretta, tipicamente le uova o del pesce, e di cercare una ricetta che mi permetta di utilizzare quell’ingrediente. Questo potrebbe essere un buon criterio per individuare la “tua” ricetta.

Lo Step 2 riguarda l’aspetto motivazionale della faccenda: quanta voglia hai di cucinare questa torta, o questo pesce? Non sarebbe più semplice buttare quelle due uova che ti sono rimaste e ordinare qualcosa da asporto?

Anche se hai deciso di cucinare per un evento importante, hai sempre altre opzioni: dalle più estreme, come un catering o decidere di invitare tutti al ristorante, al “semplice” ripiegare su una ricetta nota, che conosci a memoria e puoi fare a occhi chiusi.

Storicamente, per me questo è il punto debole. Per quanto attraente e golosa sia la ricetta, il “chi me lo fa fare?” è sempre in agguato. Ho molti libri di ricette, soprattutto di cucina vegetariana e etnica, ma alla fine quando devo invitare qualcuno finisco spesso per fare il salmone al forno, che di vegetariano ed etnico ha ben poco!

Come ti senti tu, da questo punto di vista? Riesci a mantenere l’entusiasmo e l’eccitazione almeno quel tanto che basta per arrivare allo Step 3?

Ne riparliamo la settimana prossima!

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